JUST AN OTHER RAINBOW

Un breve viaggio nato in modo sorprendente, come ritrovare la persona con cui ho avuto la gioia di condividerlo. E’ bastata una foto… un’occasione servita su un piatto d’oro (l’argento è troppo poco in questo caso) per creare un itinerario “meglio del Touring Club”.

Con alcune persone succede proprio questo, è sufficiente una piccolissima scintilla per accendere un fuoco.

La strada che ci aspetta per la prima tappa non è breve ma è grande il desiderio di partire.

CAMERANO

Parco del Conero

Siamo arrivati molto tardi a causa del traffico ma con il mio compagno d’eccezione riusciamo a stappare una bottiglia per festeggiare… ogni scusa è buona.

L’indomani mattina di buon’ora, partiamo per esplorare i panorami di questo bellissimo promontorio, prima dall’alto poi dalla spiaggia di ciotoli di Portonovo con la sua torre, infine dalla Badia di San Pietro, risalente al XI secolo, nei pressi della vetta.

Riprendiamo la strada avvicinandoci alla zona del Gran Sasso e Monti della Laga facendo sosta a Teramo verso l’ora di pranzo nel tranquillo centro storico di una giornata festiva. La Cattedrale del XII secolo si presenta spoglia ma con un bel soffitto a travi di legno dipinte. Proprio accanto ad essa riconosciamo i resti di mura romane che seguiamo fino all’antico anfiteatro. Passeggiamo ancora fino alla Porta Reale prima di tornare all’auto.

Proseguiamo per Castelli, un piccolo borgo conosciuto per le ceramiche. Nel centro storico troviamo il museo ma veniamo subito distratti da qualcosa di molto più interessante. Di fronte a noi c’è l’ingresso dell’Art Hotel con un bellissimo tondo in ceramica appeso all’esterno. Finiamo con mani e naso incollati al vetro della reception per ammirare le opere all’interno. Non avevamo visto nessuno ma, sentendo i nostri commenti, il proprietario è venuto ad aprirci. Ci ha spiegato che sono tutte creazioni fatte da lui e suo padre e si è offerto di farci visitare il laboratorio… Scopriamo un vero atelier d’arte ed abbiamo anche la fortuna di incontrare l’anziano signore, ancora moto in gamba, che aveva dato vita a tutto questo. Ci consigliano di proseguire la visita con la chiesetta rupestre di San Donato, famosa per il soffitto maiolicato.

Non siamo ancora arrivati alla meta finale di oggi. Siamo partiti dal mare ed ora il navigatore ci conduce attraverso panoramiche strade di montagna fino a lambire la neve scesa da poco fino nel cuore del parco Sirente- Velino che ci stupisce con il suo vasto altipiano che seguiamo fino ad Ovindoli, passando per Rocca di Mezzo.

PARCO SIRENTE- VELINO

Ovindoli

Il centro storico, tutto in pietra chiara, è animato più di odori che di persone: profumi che svelano la vita nascosta tra quelle mura silenziose, il calore dei ceppi accesi e delle carni arrostite. Entriamo alla trattoria il Pozzo, proprio addossata alla rupe, a gustare una cenetta tipica .

Purtroppo siamo costretti a rivedere il nostro programma del giorno seguente perche le gole di Celano sono chiuse per motivi di sicurezza. Cerchiamo un’alternativa e le possibilità certo non mancano… partiamo per un itinerario che ci è stato consigliato ma, per fortuna, all’inizio del percorso incontriamo una famiglia che ci invita a proseguire per il Monte Ebro. Seguiamo quandi la comoda ed ampia sterrata fino alle sue pendici, in un punto molto panoramico, al confine con la parte innevata. Bellissimi paesaggi inaspettati, scorci sulla pianura sottostante e sulle gole dall’alto.

Rinvigoriti dalla camminata mattutina, ci spostiamo al borgo di Aielli, trasformato in un museo a cielo aperto dai murales del festival di street art Borgo Universo.

Dopo uno spuntino, scendiamo a Celano. La visita alla Rocca è d’obbligo. Conserva l’impianto originario con i 4 torrioni ed il mastio centrale modificato solo da alcune bucature di epoche successive. Al suo interno opita collezioni di archeologia ed arte sacra molto originali.

Per la pausa caffè ci spostiamo a Corfinio, piacevole borgo medioevale che affonda le sue radici in epoca romana.

Facciamo ancora una sosta a Bominaco, una piccola frazione degna di essere visitata soprattutto per la cappella di San Pellegrino, gioiello nascosto di un’Italia che non smette mai di sorprendere. Al suo interno interessanti cicli di affreschi della vita di Cristo ed un particolarissimo calendario monastico. il tutto si trova all0interno del complesso di un’abazia benedettina risalente al 1200. Merita anche la salita al castello il cui torrione centrale è ben ristrutturato.

Raggiungiamo infine l’Aquila e, con qualche difficoltà, il piccolo alloggio nel centro storico che ci ospiterà per gli ultimi due giorni.

Parco del Gran Sasso

L’Aquila e dintorni

L’accoglienza ricevuta all’Aquila, conferma l’impressione avuta nei giorni precedenti: gli abitanti di questa regione, un po’ lontana da tutto, un po’ nascosta tra le montagne, sono molto aperti e cordiali.

Anche questa giornata prosegue in un perfetto mix di natura e cultura. Iniziamo a conoscere l’Aquila salendo la scalinata, praticamente davanti a casa, che porta alla chiesa di san Bernardino, poi attraverso le vie del centro fino alla fontana “luminosa ” che ci aveva ispirato con la sua cascata d’acqua “infuocata” ed all’imponente fortezza spagnola. Scendendo attraverso il centro storico si vedono ancora ampie zone devastate dall’ultimo terremoto: cantieri aperti ed edifici ingabbiati e intirantati per evitarne il crollo; non sono certo gli unici segni che abbiamo visto in questi giorni di ferite ancora aperte, non solo nel tessuto urbano.

Prendiamo l’auto per spostarci a visitare la basilica di Santa Maria di Collemaggio e poi l’antica fontana delle 99 cannelle (più una piazza che una fontana come siam abituati a vederne, adiacente le mura cittadine e vicina alla chiesa di San Vito nel quartiere della Rivera.

Lasciamo poi il centro per i resti della romana Amiternum, un ameno sito archeologico (in realtà due, uno per l’anfiteatro ed uno per il teatro coevi del I sec d.c. oggi separati perchè dove si sviluppava la città antica ora sorgono strade) che unisce al timore reverenziale di camminare su secoli di storia anche il dispiacere di calpestare le migliaia di pratoline che punteggiano il prato. E’ arrivato il momento di percorrere un po’ di chilometri fino a Calascio e la sua rocca in una posizione panoramica eccezionale, divenuta famosa per essere la sceneggiatura dei film Lady Hawke ed Il nome della Rosa. Degno di visita anche il paese da cui partono le navette
che portano alla cima.

Da qui sembra di toccare le montagne con un dito. E’ da questa mattina che vediamo le vette innevate fare capolino da ogni dove. Quindi decidiamo di raggiungerle salendo a Campo Imperatore. Attraversiamo il meraviglioso altipiano quasi completamente innevato fino al punto in cui la strada raggiunge l’Osservatorio astronomico, il museo del vecchio impianto a fune e il vecchio albergo che ospitò il Duce durante la fuga, oggi abbandonato. Siamo al cospetto del Corno Grande, appena incappucciato dalle nuvole.

L’ultima sera insieme e mi torna in mente la canzone Sfumature dei 99 Posse: “ I giorni scorrono veloci più di quando potessi desiderare… Mi mancano già questi luoghi.. L’essenziale è invisibile agli occhi, il cuore invece no, non può ingannarti… I pensieri scorrono più veloci della luce, i miei occhi parlano con un’altra voce… impercettibili sfumature così difficili da dimenticare, così decise da trasformare sorrisi in lacrime…”  Pochi giorni fluiti con naturalezza tra due compagni di viaggio che si fanno guidare dall’istinto del momento, senza dover tanto programmare, in totale sintonia… un dono davvero prezioso per il quale non potrò mai smettere di ringraziare.

La trascorriamo nelle animate vie del centro dell’Aquila, fino al suo pezzo forte: la famosa fontana che adesso è proprio un arcobaleno
scrosciante. Nella mia mente suona: “Il bianco, il nero e mille sfumature di colore…  siamo noi frammenti di colore… siamo noi appena visibili sfumature in grado di cambiare il mondo, in grado di far incontrare il cielo e il mare in un tramonto… dipende da noi capire l’importanza di ogni singolo colore, dipende da noi saperlo collocare bene, ancora da noi capire il senso nuovo che può dare all’insieme che dobbiamo immaginare solo noi…”

Sarà davvero solo un altro arcobaleno? Nel dubbio provo ancora a seguirlo per vedere se in fondo potrò trovare la leggendaria pignatta.

L’ultimo giorno ci porta a percorrere le gole di Antrodoco fino alle Terme di Cotilia e poi avanti per la valle reatina a scoprire nuovi paesaggi, diversi da quelli che ci hanno accompagnato nei giorni precedenti ma sempre suggestivi. Tra i diversi paesini aggrappati alle pendici delle colline, ci fermiamo a Cottanello per una passeggiata nel borgo ed il pranzo su una bella terrazza panoramica: fave acquistate strada facendo e salame abruzzese.

La prossima destinazione sarà casa… “ATTIMI IRRIPETIBILI. TUTTO FINISCE LO SO, NON VOGLIO PARTIRE NO, ANCORA NO”: le parole della canzone sono state prese un po’ troppo alla lettera  ed il viaggio si è prolungato molto a causa del traffico!

Arrivederci!

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